Il 4 luglio la Giornata internazionale delle cooperative sarà dedicata al tema “Cooperatives for a Peaceful World”. Un ritorno alle radici della cooperazione e al pensiero di Ivano Barberini.
L’International Cooperative Alliance ha indicato il tema della prossima Giornata internazionale delle cooperative — #CoopsDay2026 — che quest’anno si celebrerà sabato 4 luglio: “Cooperatives for a Peaceful World”, le cooperative per un mondo di pace.
Non è un tema che la cooperazione scopre oggi, magari sull’onda dei tanti conflitti aperti nel mondo. È, piuttosto, un ritorno a casa.
La cooperazione porta infatti nella propria storia una postura di pace: pace come pratica concreta di relazione, ascolto, democrazia economica, riconoscimento delle ragioni degli altri.
Una vocazione antica, che attraversa la storia del movimento cooperativo e che fu colta anche da Lev Tolstoj, nella sua lettera sulla cooperazione del 1909, dove riconosceva nel movimento cooperativo una forza sociale capace di costruire sviluppo umano, legami e convivenza.
Per Fondazione Ivano Barberini questo tema è particolarmente caro perché profondamente radicato nel pensiero di Ivano Barberini. Nel 2008, l’anno prima della sua prematura scomparsa, in occasione del conferimento del Sigillum Magnum da parte dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Barberini pronunciò parole che oggi suonano forse ancora più necessarie di allora:
“La diffusione di una cultura di cooperazione, a livello globale, alimenta la comprensione delle ragioni degli altri e la voglia di pace”.
In questa frase c’è una parte decisiva della sua eredità civile e cooperativa. La pace non viene trattata come un auspicio generico, ma come il risultato di una cultura: una cultura capace di educare alla comprensione, alla reciprocità, alla responsabilità condivisa.
Per questo il tema del CoopsDay 2026 parla direttamente anche alla missione della Fondazione: custodire la memoria cooperativa non per conservarla sotto vetro, ma per renderla utile al presente e al futuro. La memoria, quando è viva, non è un archivio fermo: è una risorsa per orientarsi nei tempi difficili. E i tempi, oggi, non stanno certo lesinando difficoltà.
Il CoopsDay accompagna la storia del movimento cooperativo internazionale dal 1923 e dal 1995 è riconosciuto ufficialmente dalle Nazioni Unite. Nel 2026, il tema scelto dall’ICA invita le cooperative di tutto il mondo a raccontare il proprio contributo alla costruzione di società più inclusive, giuste e pacifiche.
Le parole di Barberini campeggiano oggi anche nella home page di Fondazione PICO, il Digital Innovation Hub di Legacoop. Una scelta che sembra ricordare quanto sia decisivo il rapporto tra pace e tecnologia.
La tecnologia, infatti, non è mai neutra come spesso si tende a raccontare nei convegni con poca coscienza storica. Può essere orientata a colpire, sorvegliare, escludere, uccidere. Oppure può essere usata per includere, proteggere, curare, connettere.
Lo stesso vale per l’intelligenza artificiale, per i dati, per i droni, per le infrastrutture digitali. Possono diventare strumenti di dominio oppure dispositivi di cura. Possono aumentare le disuguaglianze oppure contribuire a ridurre divari territoriali, sociali, generazionali.
Un esempio concreto arriva da Firmamento Technologies, cooperativa aderente a Legacoop Liguria, che con il progetto H.A.L.E. sta sviluppando un velivolo a energia solare pensato come “satellite locale” per le aree interne: uno strumento capace di offrire servizi di copertura digitale, dati ambientali, monitoraggio degli incendi, supporto all’agricoltura, telemedicina e comunicazioni di emergenza nei territori isolati.
Ecco perché parlare di cooperative per un mondo di pace significa scegliere da che parte orientare economia, innovazione e tecnologia.
Perché la pace, come la cooperazione, non si dichiara soltanto.
Si organizza.

