Memento cooperari semper

Il riconoscimento delle Nazioni Unite alla cooperazione – con l’istituzionalizzazione dell’Anno Internazionale ogni dieci anni – va preso sul serio. Ma non frainteso.
Non è una medaglia. È, semmai, un promemoria: la cooperazione viene riconosciuta quando fa ciò che la politica arriva a riconoscere solo dopo. Lo ha fatto sempre e praticamente in ogni settore economico fino ad inventarne di inediti come la Cooperazione sociale nata in Italia nel 1972 con quella Cooperativa lavoratori uniti Franco Basaglia che anticipò di 20 anni la legislazione sulla cooperazione sociale.

Letto così, l’invito ONU non chiama in causa solo i governi. Chiama in causa il movimento cooperativo stesso a “fare la Cooperazione”. Di nuovo. Prima.

Cosa significa, concretamente? Vediamolo a mo’ di esempi su tre terreni di azione possibile:

  1. Quadri giuridici e normativi
    Non aspettare norme migliori, ma produrre pratiche migliori: regole interne solide, standard condivisi e magari distintivi (vogliamo definire una metrica di mutualismo?), forme avanzate di autogoverno: in fondo il 4° principio cooperativo prescrive “autonomia e indipendenza”, che vuol dire riconoscere la centralità della base sociale. Riconoscere che la cooperativa è prima di tutto una comunità che si dà un’impresa, non un’impresa che ogni tanto si ricorda di avere una comunità.
  2. Accesso digitale ampliato
    Il digitale non va subito, va governato: piattaforme cooperative, infrastrutture comuni, competenze distribuite, cooperative di dati a finalità pubblica. La cooperazione non ha bisogno di rincorrere le tecnologie, ma ha il dovere di organizzarle come beni comuni.
  3. Ricerca, dati, consapevolezza pubblica
    Se i dati mancano, si costruiscono. Se la narrazione è debole, si riscrive. Archivi, ricerca, osservatori, comunicazione, editoria. Perché si sa: chi non produce conoscenza su di sé, finisce per essere raccontato da altri.

Il punto di sintesi in fondo è semplice:
la cooperazione non cresce perché è riconosciuta.
È riconosciuta perché cresce prima.

Se vuole essere all’altezza del prossimo decennio, deve continuare a fare esattamente questo: leggere i bisogni, organizzare la domanda e produrre soluzioni per costruire futuro e giustizia sociale, climatica e intergenerazionale. Come sempre insieme.

Maggiori dettagli sul riconoscimento dell’ONU li trovate sul sito dell’ICA