
L’Istituto Ramazzini promuove il 22 gennaio prossimo una serata pubblica di approfondimento e memoria a 25 anni dalla scomparsa di Cesare Maltoni, pioniere della prevenzione oncologica e della ricerca indipendente sui rischi cancerogeni.
Interverranno:
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Matteo Lepore, Sindaco di Bologna
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Massimo Fabi, Assessore regionale alle politiche per la Salute
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Gianluca Farinelli, Direttore Cineteca Bologna – Lumière
🎬 A seguire, proiezione del film “Vivere che rischio” di Michele Mellara e Alessandro Rossi, dedicato alla figura e all’eredità scientifica di Maltoni.
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A venticinque anni dalla scomparsa di Cesare Maltoni, parlare di lui non è un gesto commemorativo: è un modo per misurare la distanza tra ciò che sappiamo e ciò che facciamo. E per ricordare che la prevenzione, quando è presa sul serio, non è una campagna: è un’infrastruttura sociale.
Un’idea semplice, quasi rivoluzionaria
Nelle pagine introduttive del volumetto Cesare Maltoni, cancerologo (a cura di Beppe Ramina), firmate da Simone Gamberini e Pier Paolo Busi, emerge un tratto netto: Maltoni non considerava la salute un affare privato, né un tema da consegnare ai soli specialisti. Era convinto che ogni uomo e ogni donna potessero e dovessero avere un ruolo attivo nella salvaguardia della propria salute e dell’ambiente.
È un’impostazione “moderna” anche oggi. Forse soprattutto oggi, quando l’informazione sanitaria è abbondante ma la responsabilità collettiva sembra spesso in carenza di scorte.
Prevenzione: organizzare, pianificare, coinvolgere
Maltoni fu, come lo descrivono, un organizzatore instancabile nella lotta contro il cancro. Non si limitò a studiare: impostò e pianificò sistemi di prevenzione basati su screening di massa per la diagnosi precoce.
Due numeri citati nel testo rendono l’idea della scala (e del coraggio amministrativo e culturale):
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Pap test (1966): circa 260.000 donne bolognesi coinvolte
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Diagnosi precoce tumori della mammella (1969): oltre 130.000 donne coinvolte
Sono cifre che raccontano una visione: la prevenzione come bene pubblico, non come servizio “per chi se lo può permettere”.
Un “professorone” in mezzo alle persone
Il ritratto che esce da quelle pagine è anche sorprendentemente concreto. Maltoni non era un’autorità distante: stava “in mezzo alla gente”, arrivava a usare il megafono nei campi per convincere le “zdàure” a fare gli esami, si batteva contro l’amianto insieme agli operai delle Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie di Bologna.
E poi tornava in laboratorio, al Castello di Bentivoglio, fino a tardi. La prevenzione, per lui, non era un capitolo del manuale: era una pratica quotidiana, persino testarda.
L’“anomalia” Ramazzini: una cooperativa della scienza
Un punto decisivo, oggi, è comprendere l’originalità dell’esperienza Ramazzini: una cooperativa che sostiene e pratica ricerca indipendente sui rischi cancerogeni.
Non è un dettaglio organizzativo: è una scelta di campo. Significa difendere la libertà della ricerca, mantenere il baricentro sull’interesse generale, rendere la conoscenza un bene condiviso.
La cura della salute e la cura della tavola
Il libricino ha anche un’appendice inattesa e rivelatrice: ricette di cucina di Maltoni, “deliziose”, tratte dai suoi appunti nel corso degli anni. Non è folklore. È coerenza: la salute non è mai disgiunta dalla qualità della vita, dalla cura, dall’attenzione.
In tempi di estremismi alimentari e di scorciatoie miracolistiche, questa normalità consapevole suona quasi sovversiva: mangiare bene, vivere bene, prevenire meglio. (E sì: senza bisogno di colpevolizzare nessuno, che è già un vantaggio competitivo.)
Perché ricordarlo adesso
Ricordare Maltoni serve a rimettere al centro una domanda semplice: la prevenzione è un costo o un investimento?
Se guardiamo alla sua vita e all’esperienza Ramazzini, la risposta è fin troppo chiara: la prevenzione è la forma più concreta di futuro.
Nota
Il volume Cesare Maltoni, cancerologo (a cura di Beppe Ramina) è disponibile nella biblioteca della Fondazione Barberini alla collocazione CE A 00 03621.
